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Disassociazione: Scomunica in disuso?

Last Update: 6/24/2009 5:11 PM
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6/24/2009 5:11 PM
 
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Di Umberto Polizzi

“La scomunica . . . non suscita più il terrore e la vergogna di un tempo”, scrive il giornalista Charles W. Bell sul “New York Sunday News”, facendo notare che “la Chiesa Luterana d’America . . . ha eliminato la parola ‘scomunica’ dallo statuto ufficiale delle sue congregazioni”. “È una vecchia reliquia”, dice Wolfe Kelman dell’Assemblea dei rabbini conservatori. Il sacerdote Edwin F. O’Brien, responsabile delle relazioni pubbliche dell’arcidiocesi di New York, osserva che essa “è usata di rado e con parsimonia”. Perciò, dice il giornalista, “l’epoca della scomunica è ormai passata, eccezion fatta forse per i testimoni di Geova e i mormoni, presso i quali è piuttosto comune e presa sul serio”.
I capi religiosi moderni, preoccupati dal continuo esodo di fedele dalle scranne delle loro opulenti cattedrali, continuano ad annacquare le istruzioni della Bibbia nel tentativo di non perdere i fedeli e le relative offerte. Oggi la “massa” delle chiese si ritrovano fermentati dal “lievito” che vi è lasciato rimanere. Per questo l’apostolo Paolo ordinò che i cristiani ‘rimuovessero l’uomo malvagio’ dalla congregazione di Corinto, “non mangiando nemmeno con un tal uomo”. I testimoni di Geova prendono seriamente il comando di disassociare coloro che, nonostante l’amorevole aiuto offerto loro, (ripeto: nonostante l’amorevole aiuto offerto loro…) si mostrano impenitenti. — I Corinti 5:6, 9-13.
Ai cristiani dell’antica Corinto l’apostolo Paolo rivolse questa esortazione: “[Cessate] di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. (1 Corinti 5:11)
Consideriamo un caso di disassociazione narrato nelle Scritture. La congregazione di Corinto tollerava una “fornicazione tale che non esiste neanche fra le nazioni”: “un certo uomo [aveva] la moglie del proprio padre”. Paolo esortò i corinti a ‘consegnare tale uomo a Satana per la distruzione della carne, affinché lo spirito fosse salvato’. (1 Corinti 5:1-5) Dopo essere stato disassociato e così “consegnato” a Satana, il peccatore faceva di nuovo parte del mondo del Diavolo. (1 Giovanni 5:19) La sua espulsione eliminò dalla congregazione una perniciosa influenza carnale e fece in modo che lo spirito della congregazione, ovvero il suo atteggiamento dominante, non fosse corrotto. - 2 Timoteo 4:22; 1 Corinti 5:11-13.
Dopo un periodo di tempo non molto lungo Paolo esortò i cristiani di Corinto a riassociare il trasgressore. Perché? Affinché non fossero “sopraffatti da Satana”, disse l’apostolo. Evidentemente il peccatore si era pentito e aveva purificato la sua vita. (2 Corinti 2:8-11) Se i corinti si fossero rifiutati di riassociare l’uomo pentito, Satana li avrebbe sopraffatti nel senso che si sarebbero mostrati duri e non disposti a perdonare, come il Diavolo voleva che fossero. Con tutta probabilità, ben presto i corinti ‘perdonarono e confortarono’ l’uomo pentito. 2 Corinti 2:5- 7-
Quali risultati consegue la disassociazione? Mantiene il santo nome di Geova libero da biasimo e salvaguarda la buona reputazione dei suoi servitori. (1 Pietro 1:14-16) L’espulsione di un trasgressore impenitente dalla congregazione (e non quello per cause incidentali…) sostiene le norme di Dio e protegge la purezza spirituale della congregazione. Può anche far tornare in sé la persona impenitente. Cosa accade quando l’indirizzo scritturale della Parola di Dio non ha alcun valore giuridico e viene sublimato a solo parole e non seguito da fatti concreti per la purificazione dei suoi membri?
Siamo umani per cui soggetti all’errore che reca biasimo al sacro Nome di Dio, ma quali sono i nostri bisogni di riconciliazione con l’Onnipotente e i metodi adottati, necessari per fuggire dal male e ricomporre una sana relazione con Lui?
Sydney nel 19 luglio 2008, il Papa in Australia torna a condannare i casi dei preti pedofili, che «devono essere portati davanti alla giustizia», esprime «vergogna» per i loro «misfatti» e «condivisione del dolore e della sofferenza delle vittime, che devono riceve compassione e cura». Benedetto XVI si è pronunciato così durante la messa con i vescovi australiani nella St.Mary's Cathedral di Sydney, dove si trova per la 23/ma Giornata mondiale della gioventù. L’ indomani la messa conclusiva davanti a mezzo milione di fedeli.
In Australia, secondo i dati della associazione delle vittime di abusi sessuali 'Broken Rites', sono già stati condannati per violenza sui minori 107 tra preti e religiosi cattolici. E altri processi sono in corso.
Dolore per le vittime. Il Papa è «profondamente addolorato per il dolore e la sofferenza subita dalle vittime e assicuro loro che come loro pastore anche io condivido la loro sofferenza». «Questi misfatti - ha proseguito - devono essere condannati in modo inequivocabile». Il Pontefice chiede «di assistere i vostri vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male».
Mi è quindi lecito damandare: “Quali mezzi e quali misure sono state adottate per riscattare la serietà e la spiritualità del ministero pastorale per la cura delle anime di costoro colpevoli di atti abominevoli e demoniaci?” Ed ora alcuni fatti da considerare nell’ottica di un’etica cristiana:
“Il benedettino Rembert Weakland, 82 anni, ex arcivescovo di Milwaukee racconta in un'intervista al New York Times alcuni aspetti della sua vita.
La Chiesa cattolica sbaglia sui gay secondo l'ex arcivescovo di Milwaukee, Rembert Weakland, che in una intervista al New York Times, spara a zero sul Vaticano. "Se diciamo che Dio è amore, come si spiega che 400 milioni di persone al mondo sono gay? E perché le religioni del mondo, come fa il cattolicesimo, dicono a questi milioni di persone che devono vivere tutta la vita senza poter esprimere l'amore fisico?". Weakland è gay, probabilmente il primo vescovo a ammettere volontariamente di essere omosessuale. Nella primavera 2002, quando era il capofila della chiesa americana progressista spesso in contrasto con la Santa Sede, fu costretto alle dimissioni e a un drammatico mea culpa dal pulpito per aver abusato sessualmente di un seminarista oltre vent'anni prima. Oggi l'ex arcivescovo è uscito per la prima volta allo scoperto con un libro di memorie (Un Pellegrino in una Chiesa Pellegrina) e un'intervista al New York Times destinata a fare scalpore: l'ex alto prelato ha accusato il Vaticano di preoccuparsi "più dei preti pedofili che delle loro vittime". Weakland ha 82 anni. Prima di essere nominato arcivescovo da Paolo VI, è stato il capo mondiale dell'Ordine dei Benedettini. Ha scritto una decina di libri, dato alle donne potere ai vertici della diocesi e preso posizioni controverse in materia di aborto, politiche sociali, diritti dei gay, ecumenismo, liturgia, poteri dei vescovi. L'ex arcivescovo ha detto di aver scoperto le sue tendenze omosessuali quando era adolescente, ma di averle soppresse fino a quando è diventato arcivescovo, quando ha avuto relazioni con molti uomini perché "la solitudine, a quel punto, era diventata molto forte". Uno di questi uomini, adescati da quella irrefrenabile passione gay del suo arcivescovo, l'ex seminarista Paul Marcoux, lo aveva accusato nel 2002 nel corso di una trasmissione televisiva. L'uomo - 61 anni oggi, 29 allora - aveva anche rivelato che l'arcidiocesi di Milwaukee gli aveva versato 450 mila dollari per comprare il suo silenzio. Lo scandalo di sesso e soldi si era abbattuto come una meteora sul capo di Weakland: all'indomani dell'intervista di Marcoux all"Abc", il Vaticano faceva sapere che aveva accettato le sue dimissioni. L'ex arcivescovo ha detto al New York Times che le sue cattive relazioni con papa Giovanni Paolo II furono in parte la ragione per cui non informò il Vaticano nel 1997 che Marcoux aveva minacciato di lavare i panni sporchi in tribunale. "Avrei dovuto andare a Roma a spiegarmi, ma un amico altolocato a Roma mi disse che la Chiesa preferiva mettere cose di questo genere a tacere, che questo era il modo con cui ci si comportava a Roma", (in antitesi con quanto l’Ap. Paolo s’era imposto ai corinti…)ha detto l'ex arcivescovo al giornale. Weakland ha detto anche che all'epoca non avrebbe voluto essere etichettato a Roma come gay: 'Roma, come sapete, è un piccolo villaggio".
Weakland sta per far uscire un libro di memorie, in cui rivela che la Congregazione per i Vescovi chiese a un altro vescovo USA di indagare su di lui nel 1988 e che "in ogni viaggio ad limina, sempre, ho notato che ero preso da parte e che mi si diceva di incontrare i capi dicastero del Vaticano. In quelle visite al loro ufficio mi presentavano una lista di lamentele. Era azioni o decisioni che sembravano irritare il papa e altri membri della Curia". Weakland dice di "aver conservato un grande rispetto per il Santo Padre come papa, ma di aver trovato poco da amare ed ammirare nel suo stile di trattare le persone che erano in disaccordo con lui".
Per il resto della sua esistenza ha mantenuto intatto il suo concetto di legalità del suo problema per cui nulla sono valse, per ‘costui’, le… pretenziose condanne della Parola di DIO.
Una persona disassociata non viene automaticamente riassociata dopo che è trascorso un certo periodo di tempo e non dopo la recita di tre Ave Maria e tre Paternoster… Prima che possa essere riassociata, la sua condizione di cuore deve cambiare radicalmente. La persona deve riconoscere la gravità del peccato commesso e il biasimo che ha recato su Geova e sulla congregazione. Deve pentirsi, chiedere sinceramente perdono a Dio in preghiera e conformarsi alle sue giuste norme. Quando chiede di essere riassociato, il peccatore dovrebbe essere in grado di dimostrare che si è pentito e che sta compiendo “opere degne di pentimento”. — Atti 26:20

‘Severi, ma felici’

Questa condotta può veramente sembrare ‘strana’ in un mondo in cui di solito i giovani considerano le norme bibliche sorpassate e troppo restrittive, inibitrici della loro libertà e felicità. Eppure la Bibbia chiama le norme di Dio la “legge perfetta che appartiene alla libertà”, e dice che chi le rispetta “sarà felice nel suo operare”. — Giacomo 1:25.
A conferma di ciò un giornalista così iniziava un articolo su di un periodico tedesco “Badisches Tagblatt” : “Ma nonostante tutte le loro severe norme, i testimoni di Geova non sembrano infelici. Tutt’altro. Sia i giovani che gli studenti biblici più anziani sembrano particolarmente felici ed equilibrati”. E proseguiva: “Non vestono né all’ultima moda né in modo ultraconservatore; seguono una pettinatura naturale; non cercano affatto di mettersi in mostra, ma richiamano l’attenzione con la loro personalità equilibrata e con l’interesse che mostrano per gli altri. Le ragazze si truccano con moderazione; i ragazzi, sulla strada dell’emancipazione e della maturità
sono veri gentiluomini. . . . Scelgono con criterio la musica da ascoltare nel tempo libero e i film da vedere, per essere certi che non abbiano a che fare con omosessuali, lesbiche, fornicatori, adulteri o criminali. . . . Stiamo parlando dei testimoni di Geova”, e aggiungeva: “Può sembrare strano che ragazzine di 16 anni chiamino ‘fornicazione’, e non ‘relazioni’, le tresche fra persone sposate, che [i Testimoni] considerino alla stessa stregua omosessuali, ladri e omicidi, che disassocino persone impenitenti che hanno rapporti prematrimoniali”.


Umberto POLIZZI



Per contatti: roberto.carson@tiscali.it
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