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IL SOLE, DIO E LA SCIENZA

Last Update: 2/13/2011 12:42 PM
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2/4/2010 11:05 AM
 
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...il giorno mancante!


IL GIORNO MANCANTE


Sapevate che il programma spaziale è impegnato a dimostrare la veracità di ciò che è stato chiamato “mito” nella Bibbia? Il Sig. Harold Hill, presidente della Curtis Engine Company di Baltimora, Md., e consulente per il programma spaziale, narra quanto segue: “Penso che una delle cose più sorprendenti che Dio aveva in serbo per noi d’oggi sia accaduta recentemente ai nostri astronauti e scienziati dello spazio di Green Belt, Md. Stavano verificando la posizione del sole, della luna, e dei pianeti nello spazio dove sarebbero tra 100 anni e 1000 anni. (Dobbiamo saperlo per non mandare su un satellite e farlo andare a sbattere più tardi nella sua orbita in qualche cosa.) Dobbiamo stabilire le orbite per il satellite e dove saranno i pianeti, affinché tutta la faccenda non fallisca. Presero le misurazioni con il computer, avanti e indietro nei secoli e poi ci fu una sosta. Il computer si fermò e comparve un segnale rosso indicante che qualcosa non andava: o nelle informazioni fornitegli, oppure nei risultati paragonati con le norme. Chiamarono il reparto di servizio per verificarlo e dissero: “E’ perfetto.” Il capo delle operazioni della IBM disse: “Che cosa c’è che non va?” ‘Ecco, abbiamo trovato che manca un giorno nel tempo trascorso nello spazio.’

Si grattarono, imbarazzati, la testa…Non c’era risposta! Un tipo religioso facente parte dell’equipe disse: “Sapete, una volta andavo alla Scuola Domenicale e parlavano del sole che si fermò”.

Non gli credettero, ma non avevano nessun’altra risposta, per cui dissero: “Faccelo vedere.” Egli prese dunque la Bibbia e l’aprì al libro di Giosuè, dove trovarono una dichiarazione piuttosto ridicola per chiunque abbia un po’ di buon senso. Lì, trovarono che il Signore disse a Giosuè: “Non li temere, io li ho dati nella tua mano; non uno d’essi sussisterà davanti a te.” Giosuè era preoccupato perché era circondato dal nemico e se scendevano le tenebre esso li avrebbe sopraffatti. Così Giosuè chiese al Signore di far fermare il sole! Proprio così! “Il sole si fermò e la luna s’arrestò… e non s’affrettò a tramontare per un giorno intero”. Gli esperti dello spazio dissero: “Ecco il giorno che manca.” Ebbene, controllarono di nuovo il computer, tornando indietro nel tempo che era scritto, scoprirono che era quasi esatto, ma non del tutto! Il tempo trascorso che mancava erano 23 ore e 20 minuti… non un giorno intero. Essi rilessero il racconto biblico e lì diceva: “Quasi un giorno!” Quelle tre paroline della Bibbia sono importanti. Ma erano ancora in difficoltà perché se non si possono spiegare i 40 minuti, ci si troverà in difficoltà tra 1000 anni. Si dovevano trovare i 40 minuti perché nelle orbite si possono moltiplicare parecchie volte. Ebbene, questo tipo religioso ricordò pure che in qualche parte della Bibbia si diceva che il sole andò all’indietro o RETROCEDETTE. Gli esperti spaziali gli dissero che era pazzo o fuori di sé, ma tirarono fuori il Libro e lessero queste parole in II Re 20. Ezechia, sul suo letto di morte fu visitato dal profeta Isaia che gli disse che non sarebbe morto. Ezechia non gli credette e chiese un segno come prova. Isaia disse: “Vuoi che il sole vada avanti di dieci gradi?” Ezechia disse: “E’ facile che il sole vada avanti di dieci gradi, ma retroceda l’ombra di dieci gradi.”

Isaia parlò al Signore e il Signore fece RETROCEDERE l’ombra di dieci gradi! Dieci gradi sono esattamente 40 minuti. 23 ore e 20 minuti in Giosuè, più 40 minuti in II Re fanno il giorno mancante nell’universo! Non è sorprendente? Il nostro Dio li umilia con la sua verità. (Giosuè 10:8-14; II Re 20:2-11)


(dal giornale “Evening World” D. Spencer, Ind.)
Walter Simoni

walter.simoni@yahoo.it
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2/4/2010 6:12 PM
 
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Personalmente non ci credo affatto.
Anche perchè....


Giosuè era preoccupato perché era circondato dal nemico e se scendevano le tenebre esso li avrebbe sopraffatti. Così Giosuè chiese al Signore di far fermare il sole!


Questo non c'è scritto nella Bibbia.

Shalom.
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2/7/2010 3:53 PM
 
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Re:
.:mErA:., 04/02/2010 18.12:

Personalmente non ci credo affatto.
Anche perchè....


Giosuè era preoccupato perché era circondato dal nemico e se scendevano le tenebre esso li avrebbe sopraffatti. Così Giosuè chiese al Signore di far fermare il sole!


Questo non c'è scritto nella Bibbia.

Shalom.



Scusa .:mErA:. a cos'è che non credi?
Quanto riportato sopra non è espresso nella Bibbia?





Continuiamo a donare.

http://www.youtube.com/watch?v=WmxT21uFRwM

http://www.youtube.com/watch?v=EqaSOpEF3mM
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2/7/2010 4:49 PM
 
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Scusa .:mErA:. a cos'è che non credi?
Quanto riportato sopra non è espresso nella Bibbia?


Direi proprio di no.

Il libro di Giosuè non dice che gli Israeliti fossero spaventati dal sopraggiungere delle tenebre. Non c'è scritto che il sole si fermò e che questo consentì a Giosuè di avere "più tempo".
Si tratta di interpretazioni diffuse dalla Chiesa Cattolica e alimentate da traduzioni errate del testo ebraico.

Il verbo tradotto con "Fermati" in Ebraico è "Dom" che significa cessare, smettere, tacere e sparire.
Nel brano è usato anche un altro verbo: "Amad", tradotto generalmente con arrestare, che ha un campo semantico molto vasto ma può indicare anche l'inattività.
In quella battaglia si verificò quindi un oscuramento del sole.
Povero Galileo.

Shalom.
[Edited by .:mErA:. 2/7/2010 4:49 PM]
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2/7/2010 4:55 PM
 
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Re:
.:mErA:., 07/02/2010 16.49:


Scusa .:mErA:. a cos'è che non credi?
Quanto riportato sopra non è espresso nella Bibbia?


Direi proprio di no.

Il libro di Giosuè non dice che gli Israeliti fossero spaventati dal sopraggiungere delle tenebre. Non c'è scritto che il sole si fermò e che questo consentì a Giosuè di avere "più tempo".
Si tratta di interpretazioni diffuse dalla Chiesa Cattolica e alimentate da traduzioni errate del testo ebraico.

Il verbo tradotto con "Fermati" in Ebraico è "Dom" che significa cessare, smettere, tacere e sparire.
Nel brano è usato anche un altro verbo: "Amad", tradotto generalmente con arrestare, che ha un campo semantico molto vasto ma può indicare anche l'inattività.
In quella battaglia si verificò quindi un oscuramento del sole.
Povero Galileo.

Shalom.



Interessante. Quindi quale sarebbe una presunta interpretazione alternativa del versetto?





Per contatti: roberto.carson@tiscali.it
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2/7/2010 5:18 PM
 
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La "scomparsa" del sole non permetteva ai nemici di vedere le rocce che cadevano dall'alto e quindi facilitò la vittoria degli Israeliti.

Questa interpretazione è più antica di quella secondo cui il sole si fermò. Alcune fonti nella Tradizione Ebraica paragonano il miracolo della battaglia di Gabaon alle tenebre che colpirono l'Egitto quando il popolo d'Israele era schiavo.
Tra l'altro credo che se Giosuè avesse voluto più luce avrebbe sfruttato la colonna di fuoco che accompagnava il popolo durante l'Esodo.
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2/8/2010 11:53 AM
 
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Esame del testo.
Sole, fermati” (Gs 10:12). L'episodio dell'arresto del sole ha suscitato una letteratura immensa e soluzioni di vario genere, che intendono accordare scienza e fede: Parlando secondo le apparenze – dicono alcuni – Dio avrebbe arrestato la terra, dando quindi l'illusione che il sole si fosse fermato. Tuttavia, siccome appare assai strano che Dio abbia ad arrestare il moto dell'universo (ricollegato all'arresto temporaneo della terra) per un fatto così poco importante come la vittoria di Giosuè (dato che egli permise molte altre sconfitte), si è tentata una soluzione naturalista meno straordinaria, per concordare tale fenomeno con la scienza odierna. Alcuni ricorsero al fenomeno delle "meteoriti", che cadendo nottetempo avrebbero diffuso la luce; oppure alla "rifrazione" dei raggi solari dopo la tempesta che avrebbe permesso di vedere il sole anche dopo il suo tramonto. Oggi dominano presso gli studiosi altre soluzioni, poggianti sul fatto che la descrizione dell'arresto del sole si trova in un brano poetico e va quindi inteso secondo le leggi della poesia. E’ così? E' un fatto che la poesia, descrivendo eventi terreni, ama far partecipare anche la natura. Secondo un inno di vittoria gli stessi astri combatterono contro Sisera a favore di Israele (Gdc 5:20); i monti si sciolsero “nel sangue degli uccisi” (Is 34:3,sgg.). Al ritorno degli esuli “i monti e i colli danno grida di gioia e gli alberi della campagna battono le mani” (Is 55:12). Non potrebbe anche il “Fermati, o sole!” essere una semplice iperbole? E' quanto pensano alcuni biblisti come il Lesêtre che così scrive: “Anziché cercare delle spiegazioni fisiche per interpretare questo passo di Giosuè, è meglio vedervi un problema letterario e supporre, con buon numero di esegeti contemporanei, che si è di fronte a una citazione poetica da intendersi secondo le regole della poesia” (Lesêtre, Josué et le soleil , in Rev. Pratique d'Apologétique 4 (1907), pagg. 351-356). Con questa iperbole l'autore sacro avrebbe voluto dire che la vittoria di quel giorno fu tale da non potersi concludere in un sol giorno, senza un preciso intervento miracoloso di Dio a favore delle truppe di Israele. Queste poterono ottenere in un giorno un risultato così imponente da essere umanamente impensabile in ventiquattro ore. Il Bressan nota che un procedimento simile non è proprio solo dei semiti, trovandosi pure nella poesia greca del tempo omerico: “In Odissea 23:243,sgg. Minerva allunga la notte affinché Ulisse e Penelope abbiano più tempo per le loro effusioni d'amore; In Iliade 18:239,sgg. Giunone, per salvare i greci premuti dai troiani, fece affrettare suo malgrado l'instancabile sole verso l'oceano; il sole s'immerse e i divi Achei ebbero respiro; secondo Iliade 2:412,sgg. Agamennone fece una preghiera esattamente parallela a quella posta in bocca a Giosuè: ‘O Zeus, non tramonti il sole e non sopravvengano le ombre prima che si distrugga Troia’. Chi crederebbe Omero così ingenuo da prendere alla lettera le sue stesse parole? E allora, perché imprestare tale ingenuità allo scrittore ebreo?” (Gino Bressan, Giosuè il condottiero , in "cento problemi biblici", Assisi, pagg. 143-148, la citazione si legge a pag. 147).      Questa ipotesi ha accolto il favore di molti autori cattolici, come lo Schulz, il Veronnet, il Clamer, altri (A. Schulz, Das Buch Josue , Bonn, pagg. 37-41; A. Veronnet, L'arret du soleil par Josué, in Rev. de Clergè Francais 41, pagg. 585-609; A Clamer, Josué, in Dict. Theol. Cath., Paris, colonne 1560-1562).      L'uso di iperboli è assai comune sia presso il mondo orientale che quello occidentale specialmente antico. Tuttavia non convince del tutto che si possa parlare nel caso di Giosuè di una vera iperbole, in quanto l'espressione biblica è ben diversa dal desiderio espresso da Agamennone di poter distruggere i troiani prima del calar del sole; di più, il dato poetico su Giosuè è smentito dalla conclusione prosaica: “E il sole si arrestò” al comando di Giosuè. Sembra che si debba concludere che qualcosa di straordinario avvenne per rendere più facile la vittoria di Giosuè.     Oscuramento del sole. Secondo un’ipotesi, che ora va diffondendosi sempre più, Giosuè non avrebbe chiesto il prolungamento del giorno solare, bensì l'oscuramento del sole. Eccone le ragioni fondamentali:     1) Il bisogno di Giosuè. Giosuè, partendo da Ghilgal, aveva marciato con le sue truppe per tutta la notte in modo da gettarsi d'improvviso e di buon mattino sull'esercito cananeo accampato a Gabaon: “Giosuè piombò loro addosso all'improvviso: aveva marciato tutta la notte da Ghilgal” (Gs 10:9). L'innattesa comparsa delle truppe israelitiche gettò lo scompiglio sui nemici che si dettero alla fuga per la salita di Bet-Horon. Quando Giosuè rivolse il suo comando al sole, esso stava ancora su Gabaon e la luna su Aialon: “Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle d'Aialon!” (v. 12); ora siccome Gabaon giace a oriente di Bet-Horon si deve concludere che esso era tuttora nella sua fase ascendente e doveva continuare il suo corso ancora per più di mezza giornata. Non si era infatti ancora a mezzogiorno, per cui in quell'istante il sole doveva mandare i suoi dardi infuocati sulle truppe in corsa, le quali grandemente risentivano la fatica e il calore nella salita che stavano percorrendo. Quale ragione avrebbe avuto in quel momento Giosuè per desiderare l'arresto del sole e il perdurare di quel caldo soffocante? Non sarebbe stato più auspicabile un po' di refrigerio e di fresco in tale circostanza?     2) Il senso dei vocaboli. Giosuè, rivolgendosi al sole, così disse: “Sole, resta immoto su Gabaon, e, luna, sul bassopiano di Aialon” (Gs 10:12, TNM). In una nota in calce, TNM fa notare che il termine tradotto usualmente “fèrmati” può essere anche reso “sta quieto (fa silenzio)”. Questo “sta quieto (fa silenzio)” significa forse “fèrmati”? Così è stato inteso dai traduttori. A ben pensarci, significa altro: Sta calmo, smettila di ardere così, fai silenzio. Il testo ebraico è: shèmesh beghibòn dom.   Si noti quel dom. E’ un imperativo. L'imperativo dom viene dal verbo damàm che indica lo stroncamento di un'azione già iniziata, che nel caso del sole e della luna, può intendersi sia come moto locale, sia come diffusione della luce. Nella lingua babilonese l'eclissi del sole e della luna sono espresse con il verbo nàchu che ha il senso di "fermarsi", “arrestarsi", come l'ebraico damàm (cfr. F.X. Kgler, Astronomische und Meterriologische Finsterniss, in Zeitschr der deutschen morgenlandischen Geselleschaft 56 (1902), pagg. 60-70);  non potrebbe questo verbo avere il medesimo senso babilonese di "oscuramento"? E' possibile, anche se tale senso non appare altrove nella Bibbia. In Am 8:9 (“Farò tramontare il sole a mezzogiorno e farò oscurare la terra in pieno giorno”) si usa il verbo hifìl di bo (hèbê'tî, "farò venire"). Se si intende, quindi, il verbo in tal senso, Giosuè avrebbe ordinato al sole non di fermarsi nel suo luogo, ma di fermarsi nell'inviare i suoi raggi infuocati, chiedendo l'ombra e non il sereno. E Dio avrebbe esaudito la preghiera di Giosuè con un grandissimo improvviso temporale.     3) Il contesto. Se guardiamo il contesto notiamo che il cap. 10 di Giosuè si divide in due sezioni (vv. 7-11 e 15-17) e l'altra poetica (vv. 12-14).     a) Secondo il brano in prosa, mentre Giosuè insegue i nemici sulla salita di Bet-Horon, un furioso uragano si abbatte sui nemici, e, come conclude il narratore: “Avvenne che, mentre fuggivano d’innanzi a Israele ed erano nella discesa di Bet-Oron, Geova scagliò dai cieli su di loro grosse pietre fino ad Azeca, così che morirono. Furono più quelli che morirono per le pietre della grandine che quelli che i figli d’Israele uccisero con la spada” (Gs 10:11, TNM). Dunque Dio intervenne con un grandioso temporale.     b) La stessa cosa si deve trovare nel brano poetico, tratto da un ignoto Libro del Giusto (sèfer ha-yashàr): “Non è scritto nel libro di Iashar?” (v. 13, TNM). Da questo Libro del Giusto proviene pure il "lamento" di Davide per la morte di Saul e di Gionata: “Davide intonava questo canto funebre su Saul e su Gionatan suo figlio […]. Ecco, è scritto nel libro di Iashar” [libro del Giusto] (2Sam 1:17); qui anche la LXX ha gšgraptai ™pˆ bibl…ou toà eÙqoàj (ghègraptai epì biblìu tu euthùs, “è scritto nel libro del giusto”). Come armonizzare la richiesta di un arresto del sole con la tempesta provvidenziale? Non è forse proprio questa la risposta di Dio al comando di Giosuè? Dio non solo arresta i raggi solari con la nube, ma anzi interviene a favore delle sue truppe con la violenta grandinata gettata contro i loro nemici.     c) Che la natura sia al servizio di Dio, risulta spesso nella Bibbia: “Quando ti estinguerò, velerò i cieli e ne oscurerò le stelle; coprirò il sole di nuvole, la luna non darà la sua luce” (Ez 32:7); vedere anche Sl 18:7-16. Questa soluzione suggerita per prima da W. Maunder, fu accettata, sia pure con sfumature diverse, da A. van Hoonacker, J. van Mierlo, Alfrink, J. de Fraine, A. Miller, A. Metzinger e dal Baldi (W. Maunder, A Misinterpreted Miracle, in The Expositor 10, pagg. 239-272; A. van Hoonacker, Das Wunder Josuas, in Theologie und Glaube 5 (1913), pagg. 454-461; questo autore suppone che il temporale durò 24 ore, per cui al suo termine il sole apparve proprio allo stesso punto celeste come il giorno precedente, quasi vi si fosse fermato; cfr. J. Coppens, Le chanoin Albin van Hoonacker, pagg. 29-32; J. van Mierlo, Das Wunder Josuas, in Zeitschr für Katholische Theologie 37 (1913) pagg. 895-911; A.M. Kleber, Josua's Miracle, in The Ecclesiastical Review 56 (1917), pagg. 477-488; G.B. Alfrink, Het Still Staan van Zon en Maan in Jos 10, 12-15, in Studia Cattolica, Nimgn 24 (1949), pagg. 238-268; J. de Fraine, De Miraculo solari Josue, in Verbum Domini 28 (1950, pagg. 277-286; Hopfl-Moller-Metzinger, Introductio specialis in V.T., Roma 1946, pagg. 132,sgg.; P Baldi, Giosuè, Marietti, Torino 1952, pagg. 78-87).       Ecco quindi la traduzione che si dovrebbe dare a questo brano:“O sole, oscurati [dôm] in Gabaon e tu, luna, nella piana di Aialon [il sole e la luna potrebbero essere indicati per parallelismo poetico; comunque, non è raro di vedere contemporaneamente il sole e la luna]. S'oscurò il sole e la luna finché la nazione fosse vendicata dai suoi nemici. Non sta forse scritto nel Libro del Giusto: S'oscurò il sole nel mezzo del cielo e non s'affrettò a venire per quasi un giorno intero? Mai vi fu un giorno come quello (né prima né dopo) in cui il Signore ascoltasse la voce di un uomo. Davvero il Signore combatteva per Israele!” .      Al v. 13 il fermarsi del sole significa che non diede più luce (occultato dalle nubi), e così la luna che non diede più luce. Al v. 13 NR ha: “La luna rimase al suo posto, ma “al suo posto” manca nell'originale ebraico; TNM ha, giustamente, solo: “La luna in effetti si fermò”.  Il “Non si affrettò a tramontare” di TNM al v. 13 è, in verità, altro. Il testo ebraico ha labò: “dare luce”. Quindi “il sole non si affettò a dare luce”. Il v. 14 ha: “Un giorno simile a quello” (“Nessun giorno è stato come quello”, TNM); questo avvenne per la potente intercessione di Dio; solo la Vulgata aggiunge "lungo" che manca nell'originale: “Non fuit ante et postea tam longa dies”, “Non ci fu né prima né dopo un giorno tanto lungo; il brano è importante perché Dio ascolta la preghiera e combatte per Israele.      Anche nella letteratura ebraica non biblica il passo può intendersi non nel senso di un prolungamento del giorno, bensì come un’interruzione della luce a causa della tempesta: “Al suo comando non si arrestò forse il sole [dal dare luce] e un giorno divenne lungo come due [diviso in due dalla tempesta]? Egli invocò l'Altissimo sovrano, mentre i nemici lo premevano da ogni parte; lo esaudì il Signore onnipotente scagliando chicchi di grandine di grande potenza” (Siracide o Ben Sira o Ecclesiastico 46:4,5, CEI; deuterocanonico).     Interessante anche qui la connessione dei due giorni, con la tempesta che lapidò i nemici in risposta alla preghiera di Giosuè. Fu la Volgata con la sua aggiunta del "tanto lungo" al solo "giorno" del testo ebraico che creò la tradizione dell'arresto del sole nel suo viaggio diurno. E gli altri traduttori, da allora, tutti dietro.     Una recente soluzione. Joseph Blenkinsopp, docente dell'Università di Notre Dame (nell’Indiana, U.S.A.), ha analizzato i due verbi ebraici damàm e camàd che si usano nel passo, ed ha trovato che appaiono riuniti in un episodio relativo a Gionata e assumono il senso di "attendere" senza dare battaglia (damàm) e di "starsene quieti" senza attaccare (camàd). Gionata che vuole attaccare i filistei dice: “Se ci dicono in questo modo: ‘State fermi [dommu, “attendete”] finché vi raggiungiamo!’ dobbiamo quindi stare dove siamo [camadnù, “ce ne staremo quieti”], e non dobbiamo salire da loro”. - 1Sam 14:9, TNM.
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2/8/2010 12:38 PM
 
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Grazie dell'analisi dettagliata, CieloSegreto ;)
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2/10/2010 10:13 PM
 
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Insomma caro cielo segreto allora tra le tante possibilità, dovremmo prendere quella coerente alla scoperta degli scienziati che manca u giorno?





Saluti e grazie anche da parte mia.


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2/13/2011 12:28 PM
 
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La notizia del "giorno mancante" è una bufala. E' confermato da un articolo pubblicato da una rivista Svegliatevi! del 1971.
Di seguito l'articolo:


*** g71 22/4 pp. 3-5 Credete a tutto ciò che leggete? ***
Credete a tutto ciò che leggete?
“TUTTO quello che so è ciò che leggo nei giornali”. Questa fu la proverbiale espressione del filosofo cowboy americano e umorista Will Rogers.
Che ne pensate? Ritenete che sia saggio credere a tutto ciò che leggete?
Senza dubbio gran parte della pubblica stampa cerca di attenersi ai fatti il più possibile. E da ciò che si stampa si possono apprendere molte informazioni accurate e utili.
Ma si deve tenere presente che quasi tutte le pubblicazioni di questo mondo sono imprese commerciali. Perciò alcuni scrittori, redattori ed editori possono aderire a questi interessi nel timore di offendere i lettori o quelli che fanno la pubblicità. O possono avere la tendenza di attirare i lettori con notizie sensazionali e bizzarre, anche se questo significa alterare la verità.
Inoltre, un articolo può essere scritto in buona fede; ma dove ha preso il cronista le informazioni? Qual è stata la sua fonte originale? Era essa degna di fede, o le informazioni furono basate sul sentito dire? E rispecchiarono la fonte o l’articolo pregiudizi personali anziché fatti obiettivi?
C’è poi la tendenza di molti lettori a credere ciò che vogliono credere invece di ponderare l’evidenza. Così, se i fatti sono colorati da opinioni personali, pregiudizi, perfino errori, quelli che preferiscono credere a tale punto di vista possono ansiosamente accettarlo. Ma pensate voi che questa condotta sia saggia e sicura, e che contribuisca al bene personale?
D’altra parte, si può credere che una certa cosa sia giusta, e può esser giusta realmente. Ma se, a sostenere tale credenza, si afferra l’evidenza che ha un debole fondamento e che in seguito sarà screditato, il risultato potrebbe essere un indebolimento della propria fiducia in qualche cosa che può in effetti esser vero.
“Divario della credibilità”
Quando qualche cosa è credibile, è degna di fiducia. Nei recenti anni, sempre più persone si rendono conto di ciò che spesso chiamato “divario della credibilità” in quanto alle informazioni che ricevono. Esse possono leggere una cosa, ma in seguito riscontrare che questa non era affatto vera. Esiste così un “divario” fra ciò che è stato riferito e ciò che alla fine è risultato essere la verità.
Un famoso caso di ciò avvenne nel 1960. Il governo del presidente americano Dwight Eisenhower fu colto in una flagrante falsità circa un aereo americano U-2 perduto sull’Unione Sovietica. I portavoce dell’amministrazione asserirono che l’aereo fosse un apparecchio da ricognizione meteorologica che si era casualmente smarrito sull’Unione Sovietica.
Comunque, risultò che l’aereo era stato abbattuto molto all’interno della Russia e che il pilota era stato catturato. I funzionari dell’amministrazione quindi riconobbero che era in realtà un “aereo spia” e che tali voli erano stati compiuti con loro piena conoscenza da circa quattro anni. L’asserzione che questo fosse un aereo smarrito fu smascherata come una deliberata falsità.
Nel libro Anything but the Truth, di William McGaffin ed Erwin Knoll, si afferma: “J. R. Wiggins, redattore del Post di Washington, ha osservato che ‘un governo che razionalizza troppo prontamente sul suo diritto di mentire in una crisi non sarà mai privo di menzogne o di crisi’”.
È dunque saggio stare attenti quando si legge dell’attività politica di questo mondo. Ma questa attenzione è anche necessaria quando si leggono altre cose. Questo include le asserzioni che certe scoperte confermino l’autenticità della Bibbia.
Confermato il “Giorno mancante”?
Un esempio di ciò è il caso del “Giorno mancante”. Alcuni mesi fa un certo sig. Harold Hill di Baltimora, nel Maryland, diffuse copie di un racconto che allora fu ampiamente ristampato in giornali di tutti gli Stati Uniti.
Il sig. Hill dichiarava che gli scienziati del centro spaziale del Greenbelt, nel Maryland, stavano verificando mediante una calcolatrice elettronica la posizione del sole, della luna e dei pianeti per determinare dove questi corpi si sarebbero trovati in futuro. Esplorando i secoli avanti e indietro, si asserì che i dati della calcolatrice elettronica avevano rivelato come nel passato mancava un giorno di 24 ore. Si disse che uno degli scienziati ricordò il racconto biblico di Giosuè, capitolo 10, che dice come ‘il sole si fermò’ per circa un giorno intero. La calcolatrice elettronica secondo quanto si riferisce venne rimessa in funzione e si riscontrò che il tempo mancante del racconto di Giosuè era di 23 ore e 20 minuti.
Comunque, continua il racconto, che ne era degli altri 40 minuti? Si narra che lo stesso scienziato quindi si ricordò che il racconto biblico di II Re, capitolo 20, dice che al re Ezechia fu dato un segno come prova che si sarebbe rimesso dall’infermità. Il segno fu che l’ombra su una meridiana solare sarebbe tornata indietro di “dieci gradi” (Versione Autorizzata inglese), che sono 40 minuti di tempo. Per cui, messi insieme, i due racconti biblici formano 24 ore, il “Giorno mancante” che si dice sia stato trovato dalla calcolatrice elettronica.
Era vera questa notizia stampata? Una lettera fu mandata al sig. Hill, chiedendogli ulteriori particolari circa il suo racconto. Nella sua risposta, egli dichiarò: “Mi dispiace di aver messo fuori posto i documenti relativi ai nomi e ai luoghi circa il racconto del ‘Giorno mancante’, ma sarò lieto di mandarveli quando li troverò”. Questo accadde molti mesi fa. Fino a questo giorno non è stata inviata nessuna documentazione.
Inoltre, la rivista Svegliatevi! mandò una lettera di interrogazione alla direzione del Centro dei Voli Spaziali Goddard del Greenbelt, nel Maryland. Essa chiedeva a quei funzionari di confermare il racconto. Il capo dell’Ufficio degli Affari Pubblici del centro, Edward Mason, rispose per lettera: “Non sappiamo nulla del sig. Harold Hill e non possiamo confermare in nessun modo il riferimento dell’articolo al ‘giorno perduto’”. Il sig. Mason aggiungeva: “Nonostante che noi facciamo uso delle posizioni planetarie secondo la necessità nella determinazione delle orbite dei veicoli spaziali con le nostre calcolatrici elettroniche, non ho riscontrato che alcun ‘astronauta e scienziato spaziale del Greenbelt’ fosse implicato nel racconto del ‘giorno perduto’ attribuito al sig. Hill”.
Esiste la conferma di questa notizia sulle scoperte della calcolatrice elettronica? Sarebbe bene non dire che esista a meno che non sia prodotta una solida documentazione, in particolar modo in vista del fatto che il sig. Hill asserisce d’aver ‘personalmente visto il Signore Gesù Cristo’.
Si deve pure considerare molto strano, a dire il meno, che una storia quasi identica sia narrata nel libro The Harmony of Science and Scripture di Harry Rimmer. Ma quel libro fu pubblicato dapprima nel 1936! In un capitolo intitolato “La scienza moderna e il lungo giorno di Giosuè”, Rimmer si riferiva a un libro scritto nel 1890 da un certo prof. C. A. Totten di Yale e asserisce che “stabilisce il caso senza ombra di dubbio”.
Nel racconto di Rimmer circa il racconto di Totten, è un “esperto astronomo” a dire di aver scoperto che la terra era fuori orario di 24 ore. Cercando di darne prova, si riferisce che l’astronomo trovasse con i suoi calcoli astronomici che il tempo del “Giorno mancante” fosse solo di 23 ore e 20 minuti. Ma il prof. Totten, a quanto si riferisce, richiamò poi all’attenzione dell’astronomo il fatto che Giosuè non disse che fosse un giorno intero, ma “circa” il periodo di un giorno. Si dice quindi che egli trovasse come il racconto del re Ezechia compensava gli altri 40 minuti.
Questi due racconti sono quasi identici. Comunque, quello moderno, del 1970, attribuisce la scoperta agli scienziati spaziali e alle calcolatrici elettroniche del Greenbelt (che a sua volta la nega); il racconto più vecchio del 1936 l’attribuisce a un “esperto astronomo” menzionato in un libro scritto da qualcun altro nel 1890!
Comunque, la mancanza di conferma di tali asserzioni non altera la veracità della Bibbia. La Bibbia è la Parola di Dio. Essa dichiara la verità, poiché Dio non può mentire. (2 Tim. 3:16, 17; Giov. 17:17; Tito 1:2) I cristiani hanno un’abbondante evidenza che mostra come la Bibbia è ciò che afferma d’essere, la Parola di Dio. Essi non hanno bisogno, né sarebbe saggio cercar di edificare la fede su qualsiasi cosa che non possa mostrar d’avere un solido fondamento.




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2/13/2011 12:42 PM
 
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Bello questo articolo! Lo trovo molto interessante! Non sapevo che erano stati fatti studi al riguardo.

Nell'ultima parte si dice che è saggio edificare la propria fede su fatti tangibili.Concordo!
Grazie Roberto per questo articolo!
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